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Grazie, Nanni...

Le nostre voci in ricordo di Nanni Salio

L’amicizia mia e di Beppe con Nanni risale a più di quarant’anni fa...


Angela Dogliotti

Nanni Salio

Ricordo di Nanni

L’amicizia mia e di Beppe con Nanni risale a più di quarant’anni fa.
Erano gli anni delle lotte per il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza al servizio militare, promosse qui a Torino da un piccolo gruppo di giovani, anche sulla scia della presa di posizione di don Lorenzo Milani e dei suoi ragazzi della scuola popolare di Barbiana, che aveva suscitato un significativo dibattito culturale in merito.
Eravamo poche decine alle prime manifestazioni, e tra di noi c’erano sempre Nanni, Domenico Sereno Regis e Piercarlo Racca. Le denunce accumulate cementarono un’amicizia che si è protratta negli anni.
Avevamo figlie quasi coetanee, frequentavamo le stesse riunioni (in via Assietta); per alcuni anni abbiamo festeggiato insieme il capodanno, finché non c’è stata l’impresa della nuova sede di via Garibaldi, il Centro Studi Domenico Sereno Regis, che è diventata anche spazio di condivisione, amicizia, festa (capodanno compreso), oltre che luogo di ricerca, incontri, confronti, seminari di studio e di formazione.

Dagli anni Ottanta, poi, la collaborazione con Nanni è diventata più intensa, anche se allora abitavo fuori Torino. Si interessò, in particolare, ad un percorso didattico interdisciplinare che avevo realizzato con i miei studenti di quinta dell’Indirizzo di Scienze umane e sociali del Liceo sperimentale Gramsci di Ivrea e volle pubblicarlo, nel 1986, nella collana sull’Educazione alla pace che aveva ideato con le Edizioni Gruppo Abele.
Quando poi la responsabile del gruppo di Educazione alla pace del CSSR, Marilena Cardone, si ammalò, mi chiese di sostituirla e così la nostra collaborazione divenne ancora più stretta e costante.

Sarebbe davvero lungo elencare tutti gli aspetti del debito culturale che ho con Nanni.
Perciò mi limito ad indicarne alcuni.

Il primo e più importante è l’aver posto con chiarezza l’inscindibile nesso che collega i modelli di difesa ai modelli di sviluppo. In questa intuizione sta tutta la proposta della nonviolenza gandhiana, che parte sì dal rifiuto della violenza e dall’elaborazione di un metodo di lotta alternativo, il satyagraha, ma diventa subito anche programma costruttivo, ben-essere di tutti, società in cui potere e risorse sono equamente ripartite e dove gli inevitabili conflitti legati alla convivenza e alle diversità di posizioni, interessi, valori, sono trasformati in modo costruttivo.

Innumerevoli sono i suggerimenti di articoli., libri, siti internet che ci segnalava.
Per me, di particolare utilità sono stati, tra i più recenti:
- il testo di FaisalDevji, The Impossible Indian, un’acuta analisi del pensiero e dell’attività di Gandhi nel contesto indiano e rispetto ad alcune cruciali questioni del suo tempo, quali, ad esempio, l’atteggiamento verso il nazismo;
- l’opera del peaceresearcher canadeseH.B.Danesh, Education for Peace Reader, che propone un innovativo approccio all’educazione alla pace;
- la rivista telematica di studi sulla memoria femminile DEP (Deportate, Esuli, Profughe), che contiene importanti contributi sul pacifismo femminista ed ha organizzato il convegno “Vivere la guerra, pensare la pace, 1914-1921” (Venezia, 26-28 novembre 2014);
- i diversi siti che hanno fatto ricerca sulle lotte nonviolente, tra cui, ad esempio CivilResistance.info, per cui ha lavorato il compianto Howard Clark, della War Resisters’International, che ha prodotto due interessanti volumi bibliografici, utilissimi per il progetto di Mostra “100 anni di pace” al quale, anche con Nanni, stavamo lavorando.

Pochi giorni prima di morire mi ha confidato che non c’era più molto tempo e che bisognava pensare al futuro del Centro. Gli ho promesso che mi sarei impegnata a cercare, insieme a tutti, di portare avanti il suo sogno, grande e concreto.

Angela


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