IRIS - Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità
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Gaia, la Madre Terra

Gaia, l'Umanità e la conservazione del Pianeta


1-16 Maggio: homepage a cura di Giuseppe Barbiero



Il magico mondo dei boschi

La carezza materna di Gaia

Gaia è la Madre Terra solo nella mitologia greca o è anche una madre capace di cura dei propri figli? Secondo la teoria della rigenerazione dell’attenzione proposta dagli psicologi Stephen e Rachel Kaplan dell’Università del Michigan, Gaia potrebbe esercitare una funzione attiva di fascination capace di rigenerare il potenziale di attenzione diretta degli esseri umani. Il nostro gruppo di ricerca intende testare questa teoria, proponendo ai bambini di una scuola elementare di Aosta un percorso formativo che si concluderà il 9 e il 10 giugno prossimi con una particolarissima escursione nel magico mondo dei boschi nei pressi di Etroubles (AO), guidati dalle performer della compagnia O Thiasos Teatro Natura. Stay tuned!

Biofilia e Gaia: due ipotesi per un’ecologia affettiva
Guarda la presentazione del programma di ricerca realizzata per il III Workshop del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo, Università di Torino, 16 aprile 2010.

Link: http://www.ecologiaffettiva.org


Ribellarsi è giusto?

Gaia ha le sue leggi. E’ possibile violarle? A quali condizioni? Questi sono i quesiti che si sono posti Hywel Williams e Tim Lenton, dell’University of East Anglia, nel loro articolo “Rebels with a cause” apparso il 30 novembre 2009 sul sito PlanetEarth.
Ogni organismo cerca di massimizzare le proprie possibilità di sopravvivenza e riproduzione e lo fa come agente di trasformazione di materia e di energia. Gli scarti dei processi metabolici di un organismo rappresentano il nutrimento di un altro, in reti trofiche complesse ma complessivamente circolari, in virtù del fatto che Gaia, da un punto di vista termodinamico, è un sistema chiuso. L’accumulo di scarti metabolici modifica l’ambiente e rappresenta una grande opportunità per gli organismi che evolvono nuove vie metaboliche capaci di rompere l’equilibrio ecologico imposto dalle specie dominanti. “Nel fare ciò, le specie ribelli creano un nuovo ordine ecologico che meglio si adatta alle loro esigenze. I ribelli di successo possono in questo modo diventare specie dominante”.

Cianobatteri

In modelli teorici realizzati al calcolatore, Williams e Lenton hanno simulato le condizioni in cui comunità microbiche possono rompere gli equilibri ecologici esistenti. Il punto critico di questi sistemi è la possibilità di avere accesso a risorse fino a quel momento non utilizzate, portando ad una rapida crescita della popolazione e invariabilmente provocando pericolosi effetti ambientali. I ribelli rendono instabile il sistema, che a sua volta reagirà cercando di ripristinare l’ordine precedente attraverso retroazioni negative (omeostasi). Ma Gaia, per quanto robusta, ha dei limiti e se questi vengono superati, essa finisce per innescare retroazioni positive (omeorresi), alla ricerca di nuovi equilibri i quali, una volta instauratisi, chiuderanno il sipario sul mondo conosciuto fino a quel momento. Così è stato con l’avvento della fotosintesi clorofilliana che ha trasformato in maniera irreversibile l’atmosfera anaerobia e riducente di Gaia degli inizi, nell’atmosfera aerobia e ossidante di oggi.
E così sta avvenendo con l’utilizzo dei combustibili fossili. Talvolta ribellarsi è giusto, ma bisogna poi saper affrontare le conseguenze del proprio agire...

Link: http://planetearth.nerc.ac.uk/features/story.aspx?id=578


Uno spazio operativo di sicurezza per l’umanità

Un gruppo interdisciplinare di scienziati si è riunito per studiare lo stato di salute dei principali macrosistemi ecologici. Utilizzando alcuni indicatori standardizzati i ricercatori hanno cercato di valutare il disturbo antropico e, soprattutto, la resilienza dei macrosistemi ovvero la capacità di Gaia di ripristinare omeostaticamente i diversi sistemi. I risultati della ricerca, riassunti nell’immagine qui sotto riprodotta sono per certi versi sorprendenti.

Disturbo antropico e resilienza dei macrosistemi

I sistemi che appaiono maggiormente in crisi sono nell’ordine: la biodiversità, il ciclo dell’azoto e il clima che a sua volta dipende dal ciclo del carbonio. Sebbene quest’ultimo riceva grande attenzione mediatica e politica, la perdita di biodiversità è la principale fonte di preoccupazione degli scienziati.

Copertina del libro La Creazione

“L’attuale ritmo di estinzione, almeno sulla terraferma e negli ecosistemi d’acqua dolce, è circa 100 volte più elevato di quello presente prima dell’entrata in scena di Homo sapiens, avvenuta 150.000 anni fa – scrive E. O. Wilson nel suo ultimo libro La Creazione. Questo fattore salirà a 1.000 o addirittura a 10.000 quando le specie ora considerate in pericolo si saranno estinte e gli ultimi resti di alcuni ecosistemi chiave saranno stati cancellati. Gli anfibi sono, tra i vertebrati, il gruppo più sensibile alla perdita di habitat. A fronte di 5.743 specie di rane, rospi e salamandre note, negli ultimi 30 anni abbiamo registrato l’estinzione di 34 specie, 113 specie sono probabilmente estinte e ben 1.866 specie sono nella lista rossa, a forte rischio di estinzione.


Bibliografia:
Rockstrom et al. (2009) Nature 461: 471-475.
Wilson E.O. (2008) La Creazione. Milano, Adelphi.


Monsanto, ancora lei!

Copertina del libro Il mondo secondo Monsanto

Il mondo secondo Monsanto è un bellissimo libro inchiesta della giornalista francese Marie-Monique Robin, dove si ricostruisce la storia della multinazionale di St.Louis dalle origini del PCB; all’agente Orange, il potente defoliante adottato dagli USA nella guerra in Vietnam; alla diossina; all’ormone della crescita bovina fino agli OGM. La Robin descrive con efficacia le strategie industriali e di marketing della multinazionale, il profilo dei suoi dirigenti, i rapporti ambigui con gli enti di controllo federali come l’EPA e la FDA. In questo contesto appare più chiaro lo sviluppo dell’agri-business delle piante geneticamente modificate, in particolare la soia RR (Roundup Ready) e il mais Bt (Bacillus thuringiensis). Che rappresentano le due filosofie che guidano la Monsanto nel progettare i propri OGM: piante resistenti ad erbicidi (soia e colza) oppure piante che fabbricano da sole i propri insetticidi (mais).
La soia RR si è diffusa rapidamente nel Nord e soprattutto nel Sud America. In Argentina la soia è diventata un ingrediente fondamentale della cucina locale. Ma, come prevedibile, sul campo le piante concorrenti hanno sviluppato tolleranza e poi vera e propria resistenza all’erbicida Roundup. Di anno in anno è necessario procedere a ripetute e sempre più frequenti somministrazioni del Roundup, talvolta in associazione con altri erbicidi, per ottenere rese economicamente redditizie. In pochi anni le coltivazioni OGM sembrano così aver perso quasi del tutto il vantaggio economico-ecologico consistente nella riduzione dell’utilizzo di pesticidi rispetto alle coltivazioni tradizionali.

Il mais Bt invece non appare ancora così stabile e sicuro. La Robin documenta come in molte coltivazioni in varie parti del mondo appaiono piante di mais OGM con caratteristiche insolite e inquietanti. Non è difficile immaginare che la sequenza transgenica interagisca con il genoma ospitante modificando le vie biochimiche della cellula. Ma è difficile fare ricerca indipendente sugli OGM, come ha ben documentato un’inchiesta apparsa sul New York Times (Pollack, 2009).

Abilissima nell’opera di marketing, la Monsanto si rivela addirittura perfida nella capacità distruggere la reputazione degli scienziati critici. L’attacco a David Quist e Ignacio Chapela, che per primi scoprirono l’introgressione del mais Bt proveniente da coltivazioni OGM nel mais messicano (Quist & Chapela, 2001), partì ben prima che Nature pubblicasse l’articolo, da blog gestiti da personaggi di copertura - scienziati inesistenti (!) - che la Robin ha scoperto legati ad IP web della Monsanto. Oggi sappiamo che Quist e Chapela avevano ragione (Pineyro-Nelson, 2009; Snow, 2009), ma nel frattempo Quist è stato cacciato dalla Berkeley University, Chapela esonerato dall’insegnamento e reintegrato solo dopo cinque anni di cause legali. E la rivista Nature non ha ancora chiesto scusa per aver ritrattato l’articolo che rivelava l’introgressione.

L’introgressione è un problema serio che rende impossibile la convivenza tra coltivazioni OGM e coltivazioni biologiche. A nulla valgono le regolamentazioni relative alle “zone cuscinetto” se i transgeni, una volta inseriti nell’ambiente, viaggiano per chilometri sempre più lontani dalle coltivazioni d’origine. Nella nostra meta-analisi (Guarnieri, 2008) abbiamo rilevato come le cosiddette barriere naturali sono state tutte travolte: una volta immesso nell’ambiente, un gene non è più possibile espungerlo.


Bibliografia

- Robin, M-M. (2008) Il mondo secondo Monsanto. Arianna Editrice
- Guarnieri et al. (2008) The Myth of Natural Barriers. Is Transgene Introgression by Genetically Modified Crops an Environmental Risk? Rivista di Biologia / Biology Forum 101: 195-214.
- Quist, D. and I.H. Chapela (2001) “Transgenic DNA Introgressed into Traditional Maize Landraces in Oaxaca, Mexico”. Nature 414: 541-543.
- Pineyro-Nelson A, et al . (2009) “Transgenes in Mexican maize: molecular evidence and methodological considerations for GMO detection in landrace populations”. Molecular Ecology, 18, 750–761.
- Pollack A. (2009) “Crop Scientists Say Biotechnology Seed Companies Are Thwarting Research”. New York Times February 19, 2009. http://www.nytimes.com/2009/02/20/business/20crop.html?_r=1&scp=1&sq=GMO%20indipendent%20research&st=cse
- Snow, A.A. (2009) “Unwanted Transgenes Re-Discovered in Oaxacan Maize” Molecular Ecology, 18, 569-571.


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